Sbarcati nel punto in cui era stato proprio previsto da padre Cristoforo, i tre seguono le indicazioni precise fornitegli dal caro frate: Renzo si accommiata dalla triste e sconsolata Lucia e dalla combattiva Agnese diretto a Milano, mentre le due donne prendono la strada di Monza e del convento dei Cappuccini a cui la lettera tanto preziosa è indirizzata.Qui l’accompagnatore delle due donne si presenta subito al guardiano a cui consegna prontamente la lettera, proprio come nel volere di Cristoforo. Ed infatti, letta la missiva, l’uomo afferma subito che la migliore soluzione è quella di esporre il delicato caso alla “signora”, la reverenda madre del vicino monastero femminile.
Raggiunto questo secondo luogo, Agnese e Lucia furono lasciate ad aspettare nel cortile mentre il guardiano cercava di ottenere un incontro con la reverenda sulla base delle informazioni fornitegli dalla lettera di padre Cristoforo.
Fortunatamente l’incontro viene concesso, così anche il famoso personaggio della “Monaca di Monza” fa il suo ingresso nel racconto del Manzoni.
Agnese e Lucia vedono per la prima volta la reverenda madre raggiungendola davanti ad una spessa e robusta grata e da cui rimangono divise . La donna è giovane e caratterizzata da un pallore del viso molto accentuato, tant’è che anche le sue labbra di un rosso appena accennato sembrano avere un grande risalto; inoltre la lunga tonaca nera è leggermente stretta in vita, cosa molto inusuale, e una ciocca di capelli evidentemente lunghi fuoriesce addirittura dalla fascia bianca che stringe la fronte della donna. Il particolare è rilevante dal momento che per tutte le monache era assolutamente obbligatorio tagliare corti i capelli.
La monaca di Monza appare bella, il suo viso ha un’espressione dolce e rassicurante, ma la mancanza di cure e di attenzioni ha inevitabilmente sfiorito tanto splendore.
A quel punto il guardiano del convento vicino presenta il caso della povera Lucia omettendo, per rispetto verso la reverende madre, i particolari più volgari della vicenda.
La monaca rimane sorpresa annunciando, però, la disponibilità sua e di tutto il monastero ad offrire un aiuto a patto che sia la stessa Lucia ad esporre in tutta sincerità i fatti.
La ragazza, allora, si accosta alla grata per interloquire con la monaca, ma sia per la grande reverenza, sia per la sua timidezza e timore, sembra tentennare nella esposizione. Sarà Agnese, a quel punto, ad intervenire e a sottolineare il grande odio della figlia nei confronti del perfido Rodrigo.
Ma siccome la reverenda madre esige ricevere una conferma a quella storia dalla bocca stessa di Lucia questa, sollecitata anche dal padre guardiano, finalmente supera il suo timore reverenziale e ribadisce tutto il suo odio per l’uomo che la perseguita.
La monaca di Monza, soddisfatta, comunica la sua intenzione a proteggere la ragazza e, rivolgendosi al padre guardiano, assicura che le sarà destinata una camera presso la casa della fattrice del monastero.
Negli occhi del padre guardiano che, dopo essersi accomiatato, prende la via del ritorno al convento dei Cappuccini c’è grande soddisfazione, ma soprattutto è grande il desiderio di comunicare la riuscita del progetto al caro amico Cristoforo.
Agnese e Lucia, rimaste ospiti del monastero, continuano la conversazione con la reverenda madre che mostra un grande interesse per la vicenda dei due sposi e per la figura del persecutore.
La Monaca di Monza è figlia di un ricco gentiluomo Milanese che, come era usanza in quel tempo, aveva destinato quasi tutto il suo patrimonio al suo primogenito programmando per gli altri maschi la carriera militare e per le femmine la vita in conventi e monasteri.
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