Giunta la notte la combriccola prende la strada della casa di Don Abbondio.Li, Tonio e Gervaso hanno il compito di bussare alla porta con l’intento di attirare Don Abbondio sulla porta grazie all’esca del debito da saldare. Dopo aver bussato e ottenuta la risposta di Perpetua, questa procede a chiamare il curato, impegnato nel suo studio in una impegnativa lettura, ed è proprio in quel mentre che anche Renzo, Lucia e Agnese si appostano nei pressi dell’uscio della casa. Ognuno di loro conosce bene qual è il suo compito e tutti sanno alla perfezione come devono comportarsi.
Il curato, avuta notizia della buona intenzione del popolano giunto a trovarlo per consegnarli la somma di denaro di cui era debitore, lascia di buon grado la sua lettura e da a Perpetua il permesso di far entrare i due compagni. Così attende il loro arrivo.
Tonio e Gervaso, così, entrano nell’abitazione facendo segno ad Agnese che si appresta a seguirli: vuole, con un banale pretesto, attirare l’attenzione di Perpetua e distrarla. I compagni salgono dal curato e Agnese, appunto, si presenta alla domestica portandole una falsa diceria che sembra girare in un paese vicino e che riguarderebbe il suo stato di famiglia. Perpetua, naturalmente, colpita nell’intimo viene subito coinvolta in una discussione accesa: inizia così ad allontanarsi insieme ad Agnese.
E’ il momento di Renzo e Lucia che entrano in casa e si appostano, senza farsi scorgere, fuori dalla porta dello studio del curato; qui Tonio e Gervaso stanno recitando alla perfezione la loro parte.
Don Abbondio, impresentabile ai più perché vestito di un grosso camicione da notte e di una papalina, aveva interrotto la sua lettura e, aperto un grosso librone si apprestava a registrare la restituzione del prestito dietro presentazione di una collana che Tonio aveva tolto alla moglie.
Ben attenti a coprire la visuale verso la porta, dove sapevano attendere Renzo e Lucia, al momento giusto i due popolani fecero il segnale concordato e invitarono i promessi sposi ad entrare: questi , nel massimo silenzio e senza far rumore scelsero il momento migliore, quello in cui il curato si occupava dell’aggiornamento del librone.
Cos’, quando rialzò la testa per volger nuovamente lo sguardo verso Tonio, questo si vide davanti Renzo e Lucia; il suo stupore fu talmente tanto che non si rese neanche conto della formula di rito già pronunciata dal giovane, mentre lo stesso si apprestava a fare anche La ragazza.
Ma a questo punto accade l’inaspettato. Riavutosi dallo sbigottimento e capita l’intenzione, il curato scatta per porre fine a tutto quel tranello. Manda all’aria quanto si trova sul tavolo e preso una specie di tappeto, lo usa per soffocare le parole di Lucia: la copre sul capo mentre con inaspettato vigore urla e strepita per difendersi da quell’inaspettato attacco.
Lucia è ormai bloccata e spaventata e nulla le permetterà più di recitare la formula e di compiere il matrimonio; don Abbondio è furioso e urlando come un matto si rifugia in una stanzetta attigua chiudendovisi dentro, mentre Tonio e Gervaso prendono la via della fuga ormai spaventati e preoccupati per le conseguenze di quel fallito matrimonio.
Renzo, imperterrito, continua a battere sulla porta del rifugio del curato finché le urla di questo, che invocano aiuto, non svegliano il sagrestano..
Le urla sono rauche e disperate e le invocazioni svegliano Amborgio e richiamano Perpetua che stava allontanandosi insieme ad Agnese. Le campane iniziano a suonare all’impazzata dato che il sagrestano sa di dover, in certi casi, richiamare l’attenzione del paese per avere tutto l’aiuto della gente. Ma la fortuna volle che quella improvvisa confusione ottenne anche altre fondamentali conseguenze che evitarono la capitolazione per i due innamorati
Nel frattempo che il paese va svegliandosi e radunandosi davanti alla chiesa, Renzo e Lucia si ricongiungono ad Agnese per fuggire senza esser visti versa la casa delle due donne, ma è qui che sta avvenendo l’imprevisto. Un urlo squarcia il silenzio di quella parte della contrada poiché all’interno dell’abitazione si sono appostati il Griso, uomo di Rodrigo, e un suo complice con l’intento di rapire la ragazza. Il Griso, coperto di uno strano mantello incerato, è lo stesso mendicante che si era visto aggirare nei paraggi e chiedere l’elemosina alla stessa Agnese.
Per fortuna, però, il progetto dei due malviventi non va a buon fine: sarà, al contrario di Lucia, il giovane Menico, inviato da Cristoforo per avvisare Renzo e la promessa sposa del pericolo, a subire l’attacco dei due rapitori. Così, non solo perché si accorgono dell’errore, ma anche per l’improvviso richiamo delle campane, i due delinquenti fuggono verso il palazzo di Rodrigo a mani vuote.
Sulla strada, inoltre, avviene l’incontro tra Menico, Renzo, Lucia e Agnese: l’intero progetto di Rodrigo viene loro svelato e l’intento di Cristoforo di metterli in salvo annunciato.
I tre ringraziano Menico e corrono rapidamente verso il convento dove fra Cristoforo spiega per filo e per segno quanto da lui organizzato per la fuga: una barca è pronta in riva al lago, in località Pescarenico, per traghettarli verso l’altra sponda insieme ad una lettera di accompagnamento che aprirà, per Lucia, le porte del convento di Monza e, per Renzo, le porte dei Cappuccini di Milano.
Il gruppetto si avvia, così, con passo spedito verso Pescarenico perché è necessario non attendere neanche un minuto di più, dato il grave pericolo che incombe.
Così il capitolo, a questo punto, si chiude riportando una lunga serie di riflessioni e pensieri della povera Lucia che si trova melanconicamente abbandonata all’interno dell’imbarcazione. Scorrono i suoi ricordi come se quel viaggio fosse l’ultimo e il definitivo che la separerà dalla sua casa e dalla sua terra: osserva le case e le ville sparse sulla collina, pensa alla chiesa dove tante volte si è recata per trovare conforto in Dio ed esprime tutta la sua preoccupazione e la sua tristezza per il futuro incerto che la sta attendendo.
Silenziosamente, in quell’angolo della barca, piange. Ma nessuno la sentirà.
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