Fra Cristoforo si mise in attesa osservando i due uomini stravaccati su altrettante panche ai lati del portone. Sembravano dormire e quell’atmosfera sonnacchiosa e cadente risultava consona con l’aspetto che l’intera costruzione aveva: gran parte delle finestre erano chiuse, le imposte semi distrutte e rovinate dalle intemperie, ma spiccava la presenza di robuste inferriate ad allontanare qualsiasi dubbio sulle intenzioni del proprietario-Sicuramente i presupposti non erano dei migliori, ma nelle intenzioni fra Cristoforo rimase saldo e sicuro; nulla lo avrebbe distolto dall’affrontare il temuto Don Rodrigo
Terminata l’attesa, padre Crisotoforo viene fatto entrare all’interno del palazzo di Don Rodrigo e accompagnato nella sala da pranzo dove il padrone di casa sta terminando il pasto insieme al cugino conte Attilio, il dottor Azzecca Garbugli e altri due uomini di minorr importanza ai fini della narrazione.
Padre Cristoforo, prima di essere preso in disparte da Rodrigo, assiste a parte di una bassa discussione che impegnava tanto i commensali; l’argomento della disputa verbale riguardava le regole che intercorrevano in un duello tra gentiluomini e le vicende che stavano accadendo attorno al ducato di Mantova conteso dal regno di Spagna, la Francia e Federico II che lo riteneva naturalmente collegato con il suo territorio.
Quando finalmente Don Rodrigo decise di porre fine alla discussione tra i convitati alla propria mensa si alzò e invitò Cristoforo a seguirlo in un'altra stanza dove poterono finalmente parlare liberamente senza essere disturbati.
Inziare ad esporre la questione che tutti conosciamo non fu assolutamente facile per il pur coraggioroso frate, poiché Rodrigo tutto fece per difendere la fama di duro e di altezzoso che tanto lo accompagnava: fisso in piedi al centro della stanza si preparò ad ascoltare le parole dell’ospite osservandolo dall’alto in basso consapevole della propria forza e della propria superiorità d’animo.
La stretegia che adottò fra Cristoforo fu quella di richiamare l’arrogante Rodrigo al rispetto della giustizia e della volontà Divina attraverso atti di clemenza e di considerazione per quella che era la vita dei poveri Renzo e Lucia e per quello che era il loro grande sogno di convolare a nozze.
Ma Rodrigo, da parte sua, controbatteva pronto e altezzoso a quelle che gli apparivano provocazioni e mancanze di rispetto: non accettava che in quel momento, proprio all’interno di casa sua, qualcuno, chiunque fosse, stesse avanzando una predica nei suoi confronti.
Cristoforo, che per nulla voleva far irritare il padrone di casa e giocarsi quella preziosa occasione, continuava la sua esposizione cercando di apparire il più rispettoso possibile e di evitare di usare parole di dura provocazione: fece finalmente il nome di Lucia e chiese a Rodrigo di lasciale vivere serenamente la sua vita insieme al suo amato Renzo.
Ma inaspettatamente la risposta di qell’arrogante uomo fu di invitarla sotto la sua protezione: lui si offirva come l’unico capace di garantirle una vita serena e piena di tutti gli agi.
A quelle parole, però, tutto l’antico orgoglio e il coraggio insito nell’animo di Cristoforo riemersero traboccanti di odio e diprezzo per quell’uomo che pensava, offrendo la sua protezione alla povera ragazza, di poter addirittura prendere il posto di Dio e di sostituire la copertura divina con la sua inutile ricchezza terrena. Cristoforo, allora, pronunciò parole dure e sferzanti che sorpresero Rodrigo; il modo e il tono con cui il frate si scagliò verbalmente contro l’avversario manifestavano tutta l’intenzione di cacciar indietro l’insolenza e l’impertinenza di quel delinquente signorotto senza l’ombra di alcun timore.
Ma, come è facile dedurre, l’esito della conversazione non fu certamente quello tanto sperato dal frate: Don Rodrigo non accusò affato il colpo e la dell’interlocutore e, al contrario, rispose con ancora maggior forza accusandolo a sua volta di grande villania e apprestandosi rapidamente a cacciarlo via dal palazzo.
L’incontro si consluse, quindi così bruscamente e violentemente.senza, inoltre, aver sortito alcuno dei risultati sperati.
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