L’ultimo capitolo è quello dedicato interamente al lieto fine.Don Abbondio, saputo con certeza che la figura di Rodrigo non tornerà più a minacciare la sua tranquillità, viene descritto in quest’ultima fase come sollevato e allegro, capace addirittura di far battute e interloquire piacevolmente con le persone. Ma anche lui, seppur scampato alla peste, è molto avanti con l’età e questo la rammarica un po’.
Parlando con Renzo mensiona anche il nome di Perpetua, di cui ricorda la morte prematura e di cui avrebbe sognato un matrimonio al pari di quello dei due giovani.
E sarà lo stesso curato, comunque, a celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia rispettando finalmente quell’impegno il cui mancato compimento avea dato origine a tutta la vicenda che ormai conosciamo bene.
Il giorno seguente il matrimonio, che si era svolto con una grande festa a cui avevano partecipato diversi invitati, i due novelli sposi vengono ospitati dal marchese. Stiamo parlando proprio dello stesso erede di Rodrigo che aveva pensato a togliere il mandato di cattura ai danni del giovane e che ora si felicitava insieme alla coppia della sua nuova condizione raggiunta.
Dopo aver superato qualche momento di timore, provato soprattutto nel momento di entrare materialmente nel portone di quel palazzo che sapevano essere appartenuto al famigerato Don Rodrigo, i due sposi si apprestarono a trascorrere qualche piacevole ora in compagnia anche del nuovo padrone di casa che pensò bene di offrire a sua spese il banchetto organizzato. Manzoni descrive quest’uomo come ricco di una umiltà rara tra le persone del suo rango, ma specifica anche come durante il pasto lo stesso evitò, però, di banchettare insieme agli ospiti.
Naturalmente l’intenzione è quella di sottolineare come, nonstante l’umiltà, l’uomo sapeva bene come evitare di porsi sullo stesso piano della gente semplice qual’erano Renzo, Lucia e i loro amici.
Inoltre, lo stesso signorotto, si impegnò ad acquistare tutte le proprietà di Renzo e Agnese che fruttarono una somma considerevole. Ne risultò che i novelli sposi poterono, ora che il matrimonio era stato celebrato, contare anche su quel bel gruzzolo per programmare il loro futuro.
Un futuro che non prevedeva, comunque, la permanenza nel loro paese d’origine.
Nei pensieri di Renzo, infatti, si affollavano tante idee valide per impegnare in maniera proficua la somma ricevuta, anche se nell’immediato i tre avevano deciso di lasciare definitivamente il paese.
La decisione venne presa dopo che Renzo in primis ne aveva proposto l’idea alle donne: lui voleva recarsi verso Bergamo dove sapeva di poter trovare maggiori agi e strumenti per garantire alla moglie e ad Agnese una vita migliore.
La partenza dei tre fu, come è facile comprendere, anticipata da riflessioni e ricordi che riguardavano quel luogo dove erano vissuti per tanti anni, nonostante erano consapevoli che la strada che avrebbero intrapreso prospettava un certo miglioramento delle loro condizioni generali.
Il luogo dove si trasferirono era un paese nei pressi di Bergamo, vicino quindi al cugino Bortolo e agli amici che Renzo aveva conosciuto durante la sua permanenza nei mesi precedenti.
La narrazione si conclude con la descrione della reazione di queste persone alla vista di Lucia.
Renzo durante la sua permanenza aveva avuto occasione di parlare della donna amata e di decantarne le tante bellezze, ma la gente, come accade spesso, dalle descrizioni ricevute si aspetta sempre troppo di più di quello che la realtà invece a volte offre. Così alla vista di Lucia, pur carina e molto curata, diversi furono i commenti che ne sminuirono le qualità e che amareggiarono lo stesso Renzo.
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