Lasciata Lucia ad attendere i quaranta giorni necessari per uscira dalla convalescanza, Renzo si avvia verso casa sotto un vero e proprio diluvio. E’ promavera, quindi si tratta di una forte tempesta che purifica l’aria, facilitando la definitiva scomparsa del morbo della peste, e rinverdisce le campagne che riprenderanno finalmente a produrre abbondanti frutti. Il giovane cammina tutto il giorno e la notte per arrivare il prima possibile al paese.
E traboccante di gioia, e forse anche per questo che non sente neanche la stanchezza che attanaglia il suo corpo. Continua il suo percosro verso casa ininterrottamente finchè, tutto bagnato e sporco di fango, raggiunge l’abitazione dell’amico che lo aveva gentilmente accolto anche nel suo precedente ritorno a Lecco.
Renzo viene nuovamente ospitato dall’amico che lo rifocilla e gli permette di riposarsi qualche ora prima di riprendere ancora il cammino. Renzo, infatti, vuole raggiungere anche il cugino Bortolo per ringraziarlo, rassicurarlo circa la buona riuscita della sua missione a Milano e per annunciargli a l’evento tanto importante del suo prossimo matrimonio con Lucia.
La sua sosta a Bergamo fu, ovviamente breve. Così, fatto ritono nuovamente a Lecco attese che a raggiungerlo fossero, a quel punto, proprio Lucia e Agnese.
In occasione dell’incontro dei tre Manzoni ci informa, inoltre, della sorte toccata anche ad altri peronaggi di cui si erano perse le tracce durante la narrazione.
Innanzitutto Lucia porta la notizia triste della morte di padre Cristoforo, colpito anche lui dalla peste; di donna Prassede, invece, si viene a sapere che etra stata colpita e successivamente strocata dalla malattia, mentre la riflessione più lunga è quella che riguarda la Monaca di Monza.
In particolare si parla del suo ravvedimento, del suo pentimentio. Infatti, essendo stati scoperti alcuni gravi segreti che Gertrude serbava e che erano, come sappiamo, legati ad Egidio e alla scomparsa della consorella proprio all’interno del Monastero, una commissione religiosa venne incaricata di indagare. Così, ottenute alcune confessioni, la donna venne costretta proprio al pentimento e ad una sua piena dedizione verso la vita religiosa che il luogo richiedeva.
Tornando, poi, ai nostri sposi, bisogna anche ricordare come l’incontro tra Abbondio e Renzo non avvenne che all’ultimo, quando cioè il giorno del matrimonio era nuovamente vicino, e questo perché se il giovane nutriva ancora qualche risentimento verso il curato, proprio il religioso temeva invece un improvviso ritorno di Rodrigo.
La sicurezza venne definitivamente infusa in Abbondio solo quando il palazzo del signorotto venne abitato da un suo erede, un certo marchese che si impegnò subito a risarcire i tanti danni provocati da Rodrigo in persona e che, di conseguenza, seppe ben ricompensare anche Renzo e Lucia.
Inoltre, un'altra cosa molto importante che proprio Renzo ottenne grazie all’intervento di questo marchese, fu la cancellazione dell’ordine di cattura che pendeva ancora contro la sua persona presso il tribunale di Milano. Il personaggio in questione si prodigò personalmente affinchè tutto venisse risolto senza apportare ulteriori fastidi ai danni del giovane.
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