Seguendo il consiglio di padre Cristoforo, Renzo raggiunge la cappella dove era da poco iniziata la messa a cui partecipavano i malati guariti dalla peste e che si apprestavano a lasciare i lazzaretto.
Si trattava di una celebrazione di ringraziamento a cui tutti i guariti partecipavano.
Renzo si appostò in un angolo e proprio durante la celebrazione andava osservando se tra le donne fosse stata presente la sua amata.
Attese quindi la fine della messa e, appostatosi sull’ingresso della cappella passò in rassegna tutte le donne che ne uscriono ordinatamente. Lucia non era, però, tra quelle.
Renzo si avvvicinò anche ai carri su cui i guariti salivano per tornare alle loro case, ma esaminati questi accuratamente non riuscì comunque a trovarla.
Non gli rimaneva che andare a cercare tra gli ammalati.
Mentre percorreva la breve strada che lo separava dal quartiere dove si trovavano ricoverate tutte le donne Renzo trovò a terra uno di quei campanellini che i monatti avevano l’abitudine di portare legati alle caviglie e pensando di fare una cosa che lo avrebbe favorito negli spostamenti lo indossò.
Ma la scelta presa, anziché facilitarlo lo rallentò parecchio nella sua ricerca poiché, scambiadolo proprio per un monatto, in molti gli chiedevano favori e gli ordinavano di svolgere determinate faccende.
Prese, quindi, la decisione di disfarsi di quel piccolo campanello: senza farsi vedere si nascose tra due baracche e fece per toglierlo via, ma proprio mentre compiva quell’operazione sentì li nei paraggi una voce a lui conosciuta. Si trattava, sembrava, proprio della voce di Lucia.
Allora fece il giro della capanna e ne raggiunse l’apertura da cui, guardando verso l’interno, la vide. Anche Lucia,scorgendo una figura immobile proprio sull’uscio, si voltò per osservare così, dopo un riconoscimento reciproco e qualche momento di incredulità i due si ricongiunsero con grande gioia e commozione.
Erano talmente tante le cose che volevano dirsi che le parole si affollavano nelle loro bocche e ciò che dicevano non sembrava avere sempre un senso compiuto. Per sommi capi parlarono delle loro vicende, di Monza, di Agnese e presto giunsero a fare riferimento alla lettera con cui la donna aveva spiegato proprio a Renzo del fantomatico voto fatto da Lucia alla Madonna.
Naturalmente questo rimaneva l’unico impedimento a qualsiasi altro progetto di portare a termine la promessa di matrimonio fatta ben due anni prima, nel 1628. Un impedimento che non poteva essere eliminato nonstante la rinnovata volontà di Lucia di congiungersi definitivamente in matrimonio con l’amato Renzo. I due le pensarono tutte, ma a quei tempi un voto rappresentava un impegno molto serio a cui la popolazione si dedicava con grande rispetto. Venne anche interpellato padre Cristoforo,di cui la povera Lucia non aveva potuto scopire la presenza in quel posto, poiché lui era l’unico che poteva serbare la speranza di risolvere quella situazione.
Il religioso, dopo evar atteso alcuni giorni e aver riflettuto sulla condizione della povera Lucia. Capì che essendo, lui in persona, un rappresentate di Dio in terra aveva certamente tutte le facoltà di sciogliere quel voto così tanto rispettosamente difeso dlla giovane. Tanto più che, come il francescano fece notare ai due promessi sposi, se Dio aveva permesso loro di ricongiungersi dopo tutto quanto era accaduto a loro, dopo tutta la grande tragedia della peste, certamente avrebbe permesso che anche l’antica promessa di matrimonio venisse rispettata.
I due giovani vennero , quindi, liberati amche dall’ultimo impedimento: Lucia, radiosa, insieme a Renzo ringrazia il franescano e da lui si apprestano a separarsi. Il religioso è ormai molto avanti con l’eta e Renzo e Lucia sono pronti ad organizzare quanto è necessario per coronare il loro sogno.
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