In questo capitolo ritroviamo Renzo che finalmente giunge a Milano per mettersi alla ricerca di Lucia. E’ stato informato da Abbondio che la giovane si trova presso don Ferrante e donna Prassede per cui sa di dover attraversare tutta la città per raggiungere la loro abitazione.
All’arrivo in città, il giovane viene accolto da una lunga colonna di fumo nero e denso che diventa tutt’uno con il cielo cupo, grigio e soffocante. La campagna che si staglia appena fuori le mura cittadine appare incolta e abbandonata e ha tutta l’aria di anticipare molto fedelmente anche le condizioni in cui versa la città stessa.
A quelle immagini Renzo diventa ancora più inquieto di quanto non lo sia già, anche perchè certamente non sa ancora cosa lo aspetta durante l’attraversamento delle vie cittadine.
Milano appare infernale e il giovane ne ha subito diverse prove. Tenterà più volte di avvicinare dei passanti, tra cui anche un prete, con l’intezione di chieder loro delle indicazioni, ma ogni volta viene respinto con insulti e modi a dir poco bruschi. Tra la popolazione regna sovrano il sospetto vero il prossimo, verso quello che può aver in serbo nel proprio fisico il bacillo della peste e che, quindi, ha la grave colpa di vagare ancora libero con l’intento di infettare i pochi sopravvissuti.
Più avanti, durante il suo cammino, Renzo si imbatte anche in una povera famiglia rimasta chiusa all’interno di una abitazione: una mamma con tre figli piccolissimi che avanza una supplichevole richiesta di aiuto al fine di tentare di placare i morsi della fame che attanagliano i piccoli.
E Renzo, da uomo buono e caritatevole quale è, dona loro i suoi ultimi due pani che teneva in serbo per il viaggio.
Ma l’immagine più raccapricciante che darà realmente al giovane l’idea della gravità della situazione della città è una colonna di carri stracolma di cadaveri che improvvisamente gli si parò davanti imboccando una delle vie più grandi e centrali: pochi cavalli scarni cercavano con enorme fatica di trainare questi enormi carri pesanti di decine e decine di corpi amucchiati disordinatamente, alcuni completamente nudi e altri che apparivano in condizioni indescrivibili.
Il giovane è sconvolto: oltrepassato il centri cittadino e raggiunte le mura difensive prosegue verso la contrada in cui sa di trovare la casa di Don Ferrante, ma una nuova scena colpisce ancora la ssua sensibilità. Alcuni monatti sono intenti a raccogliere altri cadaveri che vengono, uno podo l’altro, semplicemente ammucchiati su alcuni carri li fermi proprio come se fosse dei banali sacchi di farina, di quelli che molto violentemente vengono solitamente scaricati al mercato; ebbene Renzo riflettè molto su come la peste aveva strappato via ogni barlume di pietà da cuore della gente, come la morte sembrava aver portato via ogni speranza nel futuro.
Più avanti nel suo cammino, inoltre, un’altra scena cattura l’attenzione del promesso sposo.
Si tratta di una giovane mamma che, uscita in strada, si apprestava a raggiungere un carro su cui erano ammuchiati cadaveri: in braccio aveva una bambina che, ad un primo sguardo sembrò a Renzo essere addormentata per quanto la cura con cui era stata vestita e pettinata la fecessero sembrare appunto viva. Ma guardando con più attenzione e ascoltando le parole di quella giovane donna potè capire che non era così: una mano pendeva chiaramente inerte sul lato del corpicino mentre la madre, in un ultimo saluto rispettato addirittura dallo stesso monatta che si apprestava a raccogliere il cadavere, le dava un ultimo saluto chiamandola per nome, Cecilia.
Dopo altro cammino Renzo raggiunge finalmente la casa di Don Ferrante: è molto agitato perché non sa cosa troverà, non conosce assolutamente quale sorte sia toccata alla povera Lucia; dopo essersi deciso a bussare e aver atteso qualche istante vide aprire una finestra del piano superiore mentre il solido portone rimaneva saldamento chiuso. Fu una donna ad affacciarsi e a informarlo che Lucia era stata portata al lazzaretto.
A quella notizia, naturalmnte, Renzo viene colto dall’agitazione e da una grende preoccupazione che vorrebbe sfogare prendendo a battere con violenza su quel portone sbarrato, ma una donna che lo osserva da qualche decina di metri, spaventata per quel suo atteggiamento violento lo scambia per un untore, un portatore di peste, e terrorizzata inizia a urlare costringendolo alla fuga.
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