Durante il tragitto per raggiungere il palazzo dell’Innominato Don Abbondio potè scorgere molte altre persone che avevano avuto l’idea di chiedere riparo al signorotto e questo di certo non lo rallegrava. Inoltre, apprestandosi proprio sotto il colle su cui il castello era stato costruito notò le opere di fortificazione e si incupì d’animo pensando che alla vista di tante armi qualsiasi esercito si sarebbe incuriosito pensando che le stesse potevano difendere qualcosa di prezioso e che quindi non avrebbero fatto altro che attirarlo.
Comunque, giunti a corte dell’Innominato i tre sventurati vengono accolti dall’uomo con tutti gli onori e una piena disponibilità; ma quel luogo è colmo di gente giuntavi da tutto il circondario a cui il padrone di casa non ha saputo dire di no. Inoltre lo stesso rimane sempre alla guida, anche se disarmato, del suo piccolo esercito di fedelissimi pronti a difendere il castello e la gente che questo ospita a tutti i costi.
Il palazzo dell’Innominato sarà il rifugio di Agnese, Perpetua a e Don Abbondio per ventitrè giorni ma, contrariamente da come si può pensare, le due donne non preferirono stazionarvi pigramente con il solo intento di vivere protette, bensì si affaccendarono molto per aiutare l’Innominato ad alleviare le difficoltà di tutte le persone presenti.
La permanenza vedeva tutti i presenti vivere quotidianamente nell’attesa di ricevere notizie provenienti dai loro paesi, notizie sempre aggiornate da cui speravano di poter conoscere la sorte delle proprie abitazioni e di persone care. Ma naturalmente tutto quello che accadeva veniva poi riportato commisto con invenzioni e leggende create durante il passaggio di bocca in bocca rea la gente .
Da mensionare, comunque, è anche una sortita compiuta dall’Innominato in persona, a capo di un drappello di uomini, con l’intento di salvare un piccolo villaggio poco distante di cui si sapeva essere sotto attacco e saccheggi continui.
Tra la gente circolavano i nomi degli eserciti in campo e le descrizioni di battaglie e di gesta cavalleresce, ma il pensiero era sempre rivolto ai loro villaggi e alle loro case.
Quando il pericolo dell’invasione e delle guerra sembrava essersi allontanato dalla zone tutta la gente li raccolta e, naturalmente, anche i notsri protagonisti fecero ritorno alle loro case.
E qui bisogna segnalare il grande riconoscimento che lo stesso Innominato ha nei confronti dei tre cui fa preparare addirittura una carrozza con cui permetter loro di tornare comodamente a casa. Inoltre aggiunge un sontuoso corredo di biancheria per Lucia e vorrebbe che Agnese accettasse altro denaro.
Giunti in paese, però, vi trovarono una situazione a dir poco disastrosa a causa ovviamente dei saccheggi che erano avvenuti.
La casa del curato è stata invasa e messa a sotto sopra, così come quella di Agnese: mobili e oggetti distrutti, biancheria e vestiti fatti a pezzi e naturalmente le bestie macellate e mangiate o semplicemente ammazzate. La situazione di Agese non era eccessivamente grave grazie soprattutto agli aiuti in denaro forniti dell’Innominato, ma per quanto riguardava il curato le cose erano andate diversamente. La casa era stata devastata, ma il fatto più grave, come scoprì successivamente Perpetua, fu che molte delle cose preziose nascoste erano state rubate addirittura dai compaesani rimasti nelle loro case durante le battaglie e le violenze.
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