Nel frattempo che tutta la situazione descritta nel capitolo precedente viene svolgendosi, anche er i nostri personaggi le cose cambiano, e non poco.
Abbiamo parlato della discesa nel settemtrione delle truppe francesi e spagnole, ma non abbiamo approfondito le conseguenze che questo comportò: naturalmente possiamo parlare di una vera e propria invasione subita dalle zone di campagna tutt’intorno a Mantova che comportò anche numerosissimi casi di saccheggi e violenze perpetrate a danni dei villaggi e della popolazione.
Questa, dal canto suo, non poté far altro che fuggire alla notizia dell’arrivo dei Lanzichenecchi cercando di salvare qualcosa dei già poveri beni in loro possesso.
A questo punto, quindi, troviamo la preoccupazione che si diffonde anche nel paese di Renzo e Lucia.
Molti stanno già organizzando la partenza e altri iniziano già a mettersi in cammino verso luoghi possibilmente più sicuri e, transitando davanti la iazzetta della chiesa e l’abitazione del curato scorgono Don Abbondio che dall’alto di una finestra invoca loro un aiuto, li prega di attenderlo per aiutarlo a viaggiare con loro.
L’agitazione, naturalmente, ha ormai invaso l’animo del povero curato: in casa Perpetua è affaccendata a nascondere le poche cose prezione e a selezionare quelle che dovrà portar via con se mentre il religioso girovaga pensieroso e certamente preoccupato per l’arrivo delle truppe d’invasione. L’uomo continuava a chiedersi continuamente dove poter recarsi per trovare un valido rifugio e tentava, ma invano, di fermare la donna per discutere insieme una saluzione.
Quindi tornava alla finestra e tentava di interrogare i passanti affinchè qualcuno potesse consigliargli dove trovare un cavallo o addirittura accettare di portarlo con se, ma quelle persone, tutte curve sotto i pesanti fagotti o indaffarate a trainare carretti stracolmi o addirittura impegnate a governare bestie di ogni genere non prestavano nessuna attenzione alle sue invocazioni.
Stessa situazione stava vivendo anche Agnese: in casa poneva nei buchi e negli angoli più nascosti le poche cose di un certo valore che pensava di poter salvare da un possibile saccheggio, ma nel cuore e nella mente continuava a chiedersi come fare per mettersi in salvo. Delle sorti di Lucia si sentiva rassicurata dalla presenza del Sarto e di donna Prassede, ma per quanto riguardava la propria persona non potè far di meglio che andare a confrontarsi con Parpetua e lo stesso Don Abbondio.
Giunta a casa del curato i tre cercarono di arrovelarsi insieme per trovare una soluzione finche la stessa Agnese pensò di recarsi al castello dell’Innomiato.
Quella fu l’idea che riaccese le speranze di tutti e tre: Don Abbondio subito accolse quella proposta come la migliore, soprattutto ora che quell’uomo aveva deciso di mutare la condotta della propria vita. Così, tutti convinti che dopo la storia da poco conclusasi il padrone di quella dimora fortificata non potesse negargli accoglienza i tre si misero in cammino verso la nuova destinazione.
Preso il breviario e il suo immancabile cappello il curato esce dall’abitazione e, giratosi verso la chiesa sprangata, ne affida la sorte ai “compaesani che rimangono”.
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