A questo punto della narrazione sono, però, le vicende storiche a prendere il sopravvento su quelle che interessano i nostri prtagonisti.
Siamo in un autunno e la carestia sembra dare tregua alla popolazione di Milano e del contado: sembra esserci una nuova discreta disponibilità di farina che induce la popolazione delle campagna a raggiungere la città e gli stessi cittadini ad attingere ancora dai forni che vengono nuovamente attaccati nonostante le minacce avanzate dal governo. Così, da un momento di leggera ripresa che, se gestita meglio poteva portare maggiori frutti e un po’ di sollievo per la popolazione, si passa ad una nuova situazione di grande mancanza e di crisi che combaciano con una inverno e una primavera ancora più povere in fatto di raccolti e viveri.
In più bisogna aggiungere come la guerra tra Francia e Spagna che appoggiavano Milano e Venezia, avevano favorito la discesa sul territorio di un numero considerevole di truppe militari che invasero le campagne riducendo ulteriormente le già scarse risorse disponibili.
La vita in città peggiorò notevolmente: alla scarsezza di viveri si erano accompagnati un aumento della popolazione, la perdita di un numero imprecisato di posti di lavoro, il peggioramento dei servizi e anche delle condizioni di igiene in luoghi che erano inevitabilmente divenuti sovraffollati.
Il cardinale Federigo Borromeo, da parte sua, aveva dato sfogo a tutta la sua generosità tentando di alleviare le sofferenze della popolazione stremata, ma nulla potè quando alla mancanza di cibo venne ad aggiungersi anche una situazione di scarsità di igiene. Le strade divennero presto affollate di gente, molte delle quali si affaccedavano per cercar di rimediare qualcosa da mangiare, ma tra cui altre ancora si arrangiavano a mendicare.
Così l’affollamento, la sporcizia che si accumulava negli angoli e tra il pagliericcio usato dagli sventurati per coricarsi lungo i viottoli si accumulava e cresceva sempre più con l’aumentare della popolazione accorsa anche dalle campagne.
Crebbe la violenza e numerosi furono i casi di aggressione e saccheggi, ma la cosa più preoccupante fu la crescita esponenziale della mortalità: molta gente, stremata, moriva per strada e li rimaneva per giorni finchè non ci fu una vera e propria esplosione dell’epidemia di peste che fece strage tra la gente rifugiatasi in città e nelle campagne tutt’intorno.
La gente cadeva morta per strada soprattutto quando il lazzaretto, una costruzione posta fuori dalla città verso la Porta Orientale, era arrivata a sovraffolarsi di migliaia e migliaia di persone ammalate e bisognose di aiuto. Federigo Borromeo cercava di fronteggiare la gravissima epidemia come poteva, ma poche divennero presto anche le risorse in suo possesso.
Fu una vera e propria strage che sembrò bloccare l’evoluzione della nostra storia verso cui, però, ebbe comunque delle rispercussioni importanti.
La fine della carestia si ebbe dopo molti mesi con l’arrivo della nuova primavera: si ebbero nuovi raccolti produttivi che favorirono la ripresa e una lenta ma graduale ripresa per la popolazione superstite.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


