Il contesto in cui le vicende di Renzo sono inevitabilmente inserite vedono una situazione non proprio tranquilla tra i due stati di Milano e Venezia. C’è in ballo la successione di Mantova con una guerra tra Francia e Spagna che sostengono rispettivamente Carlo Gonzaga e Ferrante Gonzaga per la reggenza del ducato. Le notizie dei disordini di Milano e il nome di Renzo Tramaglino vengono, purtroppo, ad essere inevitabilmente immischiati in una contesa politica poiché il governo della città lombarda è convinto che le sommosse di cui il giovane è stato protagonista abbiano favorito Venezia. Di conseguenza l’una avanza richiesta all’altra di arresto del giovane: la situazione sembra certamente grave per Renzo, ma grazie alla sua fuga dalla dimora di Bortolo e anche grazie allo scarso interesse riservato alla faccenda da Gonzalo, reggente di Venezia, la capitolazione è evitata.
Renzo sembra al sicuro nella nuova sistemazione e con la sua nuova identità, ma rimane il problema dell’assoluta mancanza di informazioni reciproche tra lui, Agnese e Lucia.
C’è comunque da dire che lo stesso Renzo, affidandosi ad un uomo capace di leggere e scrivere come si deve, aveva tentato di inviare una lettera alle due donne, ma l’esito della missiva non ebbe purtroppo buon fine poiché la destinazione, il Monastero della Monaca di Monza, non era più quello valido per riuscir a raggiungerle. Ci fu, però, una seconda lettera, questa volta affiancata ad un’altra direttamente indirizzata a Padre Cristoforo che arrivò effetivamente nel convento francescano ma senza produrre risposte, e poi una terza destinata ad una amico di Lecco che poté finalmente favorire il contatto con Agnese. Stabiliti i contatti iniziò uno scambio di lettere in cui la donna riuscì ad avere un quadro abbastanza chiaro di ciò che era accaduto al giovane e di informarlo di dove e come stesse Lucia e, purtroppo, anche del voto e della sua rinuncia al matrimonio. Ora, la reazione violenta e rabbiosa che Renzo ebbe è certamente legata all’inaspettata notizia ricevuta, ma fu molto accentuata anche dalla situazione culturale che regnava nelle campagne delle zone di cui stiamo parlando. Sebbene i due si fossero affidati a persone capaci di scrivere e leggere non bisogna dimenticare che l’interpretazione che questi davano alle cose da trascrivere e poi anche da leggere e spiegare complicavano la comprensione del reale contenuto delle lettere più di quanto il linguaggio quasi cifrato di Renzo e Lucia non facesse già. Cosi il giovane potè capire solo fino ad un certo punto il motivo per cui Lucia aveva deciso di non sposarlo più e decise, di conseguenza, di non utilizzare, bensì di conservare, i cinquenta scudi ricevuti. Insomma, oltre alla sventura della fuga e della separazione dal cugino Bortolo ora doveva continuare a vivere anche con l’angoscia di non poter rivedere Lucia e di poter ricevere ulteriori chiarimenti.
Nel suo paese natale, nel frattempo, Agnese aveva girato le informazioni ricevute alla figlia che si trovava ancora nella casa di campagna di Donna Prassede e del marito che era li nei pressi. Lucia reagiva con la sua solita convinzione a voler dimenticare Renzo e pregava affinchè questo potesse dimenticare lei; ma la situazione li al capezzale di donna Prassede non era proprio idilliaca.
Prassede, infatti, era una donna votata a far del bene in forma assolutamente morbosa poiché ne aveva fatto la sua unica ragione di vita: cercava di rincuorare la giovane, ma nominando continuamente Renzo e le losche faccende in cui sembrava essersi coinvolto non faceva altro che rinverdire in lei il ricordo e la nostalgia. Inoltre la padrona di casa si era altresì convinta di dover sistemare la ragazza e, oltre a parlar male di Renzo, tentava di sostituirlo nel cuore di lei con altre persone. In tutta questa situazione Don Ferrante, che comunque vedeva di buon occhio la presenza di Lucia tra le sue mura nn sembrava dar segni di particolare interessamento continuando ad appaerire sempre molto interessato alle sue letture e ai suoi studi letterari.
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