Federigo Borromeo non badò molto ad avanzare preamboli e chiese subito e direttamente di conoscere il motivo per cui non avesse legato in matrimonio Lucia al suo promesso sposo.
Per Don Abbondio fu un colpo duro da incassare: si convinse finalmente che le due donne avevano spifferato tutto.
Sua principale preoccupazione fu immediadatamente quella di tentare di discolparsi spiegando come tutto quel trambusto, tutto quel susseguirsi di eventi che anche il cardinale aveva in parte vissuto, erano stati la ragione principale di quel ritardo. Ma Borromeo, che era ben informato, riformulò la propria domanda chiedendo, nel particolare, perché la funzione non fosse stata celebrata prima di tutta quella storia, proprio quando cadeva la data prefissata.
Insomma, per Don abbondio non c’erano più vie di fuga: bisognava che affrontasse il problema alla radice. Il curato narrò così del coinvolgimento di Don Rodrigo e delle minacce ricevute, ma dal cardinale nn sembrava ricevere la reazione di comprensione tanto sperata. Le sue parole tremanti, il suo farsi piccolo piccolo dinanzi allo sguardo accusatore di Borromeo mettevano in evidenza il suo stato di colpevole consapevolezza che contrastava con quei vani tentativi di giustificarsi apponendo ragioni di minaccia e violenza da parte del losco signorotto.
Federigo Borromeo mantenne un’impostaziona dura, ma pacata, e sottolineò come la codardia con cui il curato si era la sciato intimorire sino al punto di non rispettare il dovere preso rappresentava una grave mancanza di rispetto verso la legge e la dottrina cristiana.
Abbondio, che non osava proferir parola accusava quegli affondi consapevole delle sue mancanze e l’unico e ultimo tentativo che fece per tentare di ridurre la propria negligenza fu quella di spiegare come nei confronti di un uomo ricco, potente e violento come Rodrigo a nulla sarebbe valso opporsi, quindi confessò la propria paura e i propri timori deludendo l’interlocutore definitivamente.
Certamente a Borromeo dispiaceva soprattutto il fatto che il povero curato, verso cui decise di non prendere provvedimenti, non aveva ben pensato di avvertirlo e coinvolgerlo per la risoluzione prematura di quella brutta vicenda.
Ma cambiamo scena e spostiamoci da Agnese e Lucia.
Una buona notizia è rappresentata dall’importante dono di cento scudi, una somma considerevole se consideriamo i tempi e soprattutto le condizioni generali delle due donne, fatto loro dall’Innominato in persona con l’intenzione di risollevare le sorti della giovane a cui aveva provocato tanti patimenti. Ma alla gioia per quel dono ricevuto presto si aggiunsero nuove dicussioni legate alla decisione presa da Lucia di seguire dona Prassede a Milano e ai tentativi di Agnese di ragionare sul futuro matrimonio della figlia con Renzo. Ebbene, a questo punto della storia Lucia confessa la ragione per cui ormai da giorni covava l’intenzione di rinuciare al giovane: naturalmente si tratta del voto. Agnese capisce subito la gravità della situazione, è stupefatta ma sa che una promessa fatta direttamente alla Vergine Maria deve essere assolutamente rispettata. Certamente rimane per entrambe il dispiacere e lo sconforto al pensiero del povero e lontano Renzo; l’unica decisione che queste prendono in pieno accordo è quella di condividere con lui parte dei cento scudi ricevuti dall’Innominato, anche se il problema principale diventa sapere dove lui si trovi per farglieli recapitare.
Ora è necessario specificare come alla condizione del nostro giovane sono molte le persone interessate. Primo fra tutti, il cardinale Borromeo tenta di risalire alle ultime tracce che Renzo ha lasciato dietro di se a Milano da cui giungono solo quelle notizie abbastanza gravi legate alle rivolte e ad un suo coinvolgimento. Ma naturalmente colpisce la dissonanza tra queste informazioni e le parole ricevute dal curato Abbondio, Agnese e Lucia che gli avevano descritto Renzo come una persona buona e mite.
La situazione del promesso sposo, comunque, viene inevitabilmente ad essere legata anche alla situazione storica e ai rapporti tra Milano e Venezia che verranno descritti nel capitolo successivo.
Ma, naturalmente, quando un nome viene legato a questioni di rilevanza addirittura politica ciò diventa una notizia che molto rapidamente passa di bocca in bocca. Così, venutone a conoscenza Bortolo e lo stesso Renzo i due prendono in accordo la decisione di trovare una sistemazione migliore: il filatoio di Bergamo è ormai un posto non più sicuro per cui il giovane lascia la protezione del cugino e, sotto il falso nome di Antonio Rivolta, raggiunge una nuova azienda in una località a diversi chilometri di distanza.
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