Finalmente un sorriso si aprì sul viso di Lucia. Dopo tanti interminabili giorni all’interno del Monastero della Monaca di Monza, dopo quelle terribili ore trascorse tra il rapimento e la prigionia in quella stanzetta, finalmente alla vista di Don Abbondio, uno sprazzo di sorpresa e contentezza si impossessò del suo cuore portandola ad alzarsi di scatto e ad abbracciare l’uomo appena entrato per farle visita.
Fu un momento felice: la notizia della liberazione sollevò la giovane da ogni cupo pensiero, da ogni preoccupazione, tanto più che la decisione era stata presa direttamente dall’Innominato, che attendeva li fuori, di cui il Abbondio portava la parola.
Venne subito organizzata la partenza: Lucia poté lasciare quella stanza e il castello accompagnata dall’amico curato. La ridiscesa verso la valle liberò definitivamente l’animo di Lucia da qualsiasi paura e un aiuto importante e molto rassicurante le venne dato da una donna mandatale incontro dal curato della parrocchia vicina e dal cardinale Borromeo. Si trattava della moglie del sarto del paese, gentile e affabile, che ebbe per Lucia solo parole di conforto e che portò la grata notizia dell’arrivo di Agnese. La donna era stata avvisata per volontà dello stesso cardinale.
Un accenno deve essere fatto sulla divertente situazione in cui Don Abbondio veniva a trovarsi durante la discesa dal castello in groppa dell’asina, la stessa che lo aveva condotto in cima durante il suo arrivo in compagnia dell’Innominato. Ebbene, il curato, tranquillizzato dall’esito positivo della sua missione, ora non riusciva a godere di quel momento di rilassatezza a causa proprio del modo bizzarro che la bestia aveva di seguire il sentiero proprio al limite esterno, quello oltre il quale si apriva uno spaventoso strapiombo. La preoccupazione e il timore di cadere giù lo accompagnarono finché il dislivello non cessò e la strada non prese a proseguire tranquilla nella valle sottostante.
Ma ad affollare i pensieri del curato, c’erano anche la sorpresa e la nuova consapevolezza per il grande mutamento che l’animo dell’Innominato, il cuore di quel terribile uomo, avevano subito. Una trasformazione che aveva reso un violento criminale in un agnello misericordioso.
Giunti in prossimità del paese Don Abbondio avvisa L’innominato, che anche il quel tragitto accompagnava le donne a destinazione, della sua intenzione di non tornare al cospetto di Federigo Borromeo, bensì di riprendere la strada della sua parrocchia a causa di importanti faccende da portare a termine; ma, per voler essere precisi, quello che preoccupava il curato era la possibilità che Lucia parlasse al cardinale del matrimonio con Renzo saltato proprio a causa sua.
La giovane viene accolta a casa della donna giunta in suo soccorso: li potrà rifocillarsi, sistemare i capelli arruffati e riordinare la sua figura nella pulizia e nelle vesti. Ma proprio durante queste operazioni alla vista del rosario che aveva appeso al collo ricordò con improvviso dolore il voto che aveva fatto, della promessa fatta alla vergine Maria in cambio della sua libertà.
Prima abbiamo detto come Agnese fosse già in cammino per raggiungere la figlia: infatti un messo era stato inviato da lei per pregarla di seguirlo.
Ma durante il tragitto che separava Lecco dal paese avviene l’incontro con Don Abbondio che, invece, percorreva la strada di ritorno verso casa: sarà proprio lui a ragguagliare la donna di quanto accaduto a Lucia, del rapimento dell’Innominato e del soccorso del Cardinale Borromeo.
Di qui in avanti, però, il capitolo segue con una serie di avvenimenti importanti per il proseguo della vicenda.
In casa della donna arriva il marito, un sarto tanto conosciuto nella zona anche per la sua cultura e per la sua più che buona situazione economica, che si felicita della presenza della povera Lucia: durante l’omelia infatti, il cardinale aveva saputo addirittura commuovere tutti i presenti descrivendo quanto accaduto alla giovane e soprattutto il pentimento che aveva catturato il cuore del temuto Innominato. Il padrone di casa fu pieno di complimenti e nuove parole di conforto per la giovane che si compiaceva e ringraziava per tanta ospitalità.
Successivamente arriva anche Agnese che abbraccia e bacia la figlia: è contenta e sollevata di rivederla dopo tutto i terribile l racconto fattole da Abbondio.
Ma qualcosa di ancora più importante deve accadere.
Infatti, presso l’abitazione del sarto arriva addirittura i cardinale Borromeo desideroso di conoscere Lucia e di accertarsi delle sue condizioni: naturalmente le cerimonie e le manifestazioni di devoto rispetto da parte di tutti i presenti furono infiniti. Colpì particolarmente la tanta voglia che il sarto in persona ebbe di mettere in mostra quanto aveva imparato nelle sue letture, di dar sfoggio di parole e richiami a questa o quella opera letteraria di cui aveva tanto studiato. Insomma, non riuscì a trattenere quella che era una delle peculiarità del suo carattere orgoglioso e un po’ stravagante.
L’importanza di quell’incontro con il cardinale Federigo si legò soprattutto all’occasione che Agnese ebbe di svuotare finalmente il sacco e di descrivere la ragione principale che aveva portato a tutto quel susseguirsi di eventi. Lucia tentò invano di trattenerla, arrivò addirittura a prendersi delle colpe che non aveva per difendere Don Abbondio, ma la madre parlò chiaramente del matrimonio non celebrato dal curato e da tutte le strade tentate per sfuggire dalle grinfie e dalle minacce di Rodrigo.
Quindi, il sasso era stato lanciato, le acque erano state agitate. Bisognava solo attendere come la situazione sarebbe evoluta.
Ma l’Innominato? In tutto questo avvicendarsi di personaggi e fatti nel paese e nella casa del sarto l’uomo era tornato nel suo castello, aveva percorso il tragitto a ritroso fino a raggiungere il cortile interno alla sua dimora e qui aveva lanciato un richiamo, il solito richiamo con cui aveva l’abitudine di attirare l’attenzione di tutti i suoi uomini. Fatto questo e atteso l’arrivo dei numerosi sgherri che affollavano quel luogo l’Innominato ordino loro di abbandonare qualsiasi missione, qualsiasi compito, rapimento, rapina e ritorsione che lui stesso aveva comandato loro di compiere. Inoltre li congedò lasciandoli liberi di andare e augurando loro di seguire una nuova strada non più fatta di crimini e violenze. Fatto questo e lasciati gli uomini sbigottiti e attoniti li salutò e si ritirò nella sua stanza da letto: qui si coricò e si addormentò immediatamente.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


