Lucia era stata accompagnata dal Nibbio in persona da una vecchi che, insieme alla figlia, viveva in una casupola nei pressi del castello dell’Innominato per cui sbrigava certe faccende che solo le donne potevano saper risolvere. La giovane venne condotta in una stanza di quell’abitazione e messa a riposare.
Ma il momento interessante fu quando l’Innominato in persona, saputo dell’arrivo di Lucia, si apprestò a farle visite con l’intento di conoscere chi fosse la Lucia di cui tanto gli era stato parlato de Rodrigo.
La scena che Manzoni ha descritto rappresenta una delle più profonde di tutto il romanzo.
Il tema principale dell’incontro, della visita del terribile uomo alla povera e indifesa Lucia è rappresentato quasi esclusivamente dalla compassione che lo stato particolare della giovane suscita nel seppur coriaceo animo dell’uomo. Lucia appare spaventata, sconsolata e disperata: si appella continuamente alla misericordia di Dio sperando che questa possa materializzarsi attraverso un atto di clemenza dell’Innominato, ma il continuo nominare Dio provoca reazioni di fastidio i costui. L’uomo cerca di tranquillizzare la giovane promettendole che nulla le sarà mai fatto, ma ciò che salta subito all’attenzione del lettore è come dalle parole e dall’atteggiamento del forte Innominato sembri trasparire un barlume proprio di commiserazione: sicuramente aveva avuto altre occasioni di trovarsi davanti ad una giovane donna, ma mai come in quel caso non riusciva quasi a tener fermo lo sguardo su di lei, sui suoi occhi pieni di lacrime e spavento. Insomma, qualcosa stava accadendo nel cuore dell’Innominato; qualcosa che cambierà le sorti della povera Lucia.
Quel breve e movimentato incontro termina con tutte le raccomandazioni dell’uomo alla vecchia dalla quale esigerà il massimo controllo sulla ragazza e piena disponibilità ad offrirle assistenza, cibo e qualsiasi altra cosa di cui avesse bisogno. Ma la notte che seguirà sarà una delle più difficili e tormentate per entrambi i protagonisti.
La nostra Lucia, nel buio della stanzetta, esprime il desiderio di essere lasciata sola e, rifiutato qualsiasi cibo, rimane in preda della disperazione; pensa continuamente a tutti i momenti di quella terribile giornata ripercorrendoli ad uno ad uno e non riesce a darsi pace. Prova a dormire, ma riesce a chiudere gli occhi solo per pochi momenti in cui lo spavento provato solo poche ore innanzi riempiono di ricordi agitati la penombra di quel luogo sconosciuto.
Ma poco distante l’Innominato, chiuso nelle sue stanze in cui si apprestava a cercare il giusto riposo dopo quella lunga giornata, non sapeva ancora che quella sarebbe stata, anche per lui, un lunga nottata. Messosi a letto, infatti, l’uomo iniziò a riflettere su quanto la ragazza gli aveva detto e sulle parole del Nibbio, il più astuto e spietato dei suoi uomini che gli aveva confessato, poche ore prima, di essere rimasto colpito da Lucia. Ma fu soprattutto la parola “compassione” che li era rimasta molto impressa nella mente.
L’Innominato continuava a chiedersi casa avesse quella ragazza per aver destato tanto rimorso nel suo sgherro e per affollare così intensamente anche i suoi pensieri. E quella notte il dubbio e le domande su questo riuscirono a mantenerlo sveglio insieme all’incomprensione per un pensiero che andava crescendo nella sua mente: anzi, un desiderio, il desiderio di liberare quella ragazza, di lasciar libera Lucia . L’uomo sapeva che l’indomani lo avrebbe fatto, ma non riusciva a capire la ragione di quel suo stato d’animo. Eppure si era trovato un numero infinito di volte davanti a giovani donne che lo riempivano di suppliche e richiedevano la sua compassione.
Da basso Lucia pregava in silenzio: in mano teneva stretto il rosario e raggomitolata in una angolo recitava tutte le preghiere e i sermoni imparati a memoria: lo spavento per quella situazione era tanto che arrivò a fare un voto alla Madonna. Chiese la protezione della beata Vergine in cambio della propria verginità: Lucia sperava che grazie alla sua intercessione qualcosa potesse toccare il cuore dell’Innominato e salvarla da quella prigione.
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