In questa fase ancora iniziale della narrazione viene principalmente descritto l’incontro tra Renzo e Don Abbondio. Dalla presentazione fatta da Alessandro Manzoni, Renzo appare un lavoratore onesto e dedito alla propria attività. Ha ereditato un laboratorio di filatura della seta, che se in tempi passati rendeva molto bene, al momento della vicenda narrata vedeva, però, andar diminuendo la produzione e la rendita; ma nonostante ciò il protagonista poteva comunque ritenersi tranquillo poiché, ad un discreto guadagno che ne proveniva poteva aggiungere anche i frutti di un piccolo podere che egli stesso lavorava nei momenti di scarsa produzione nel filatoio stesso.Renzo andò a far visita a Don Abbondio con l’intenzione di definire nel dettaglio il momento in cui si sarebbero incontrati in chiesa per la celebrazione del suo matrimonio con Lucia che era previsto proprio per quel giorno.
Il curato accolse Renzo, ma alla domanda del giovane riguardo proprio al luogo a all’ora dell’incontro l’uomo di Chiesa lasciò meravigliato e piuttosto agitato il giovane.
Infatti Don Abbondio iniziò fin da subito a mostrare una certa difficoltà alla decisione di dove e quando celebrare il matrimonio opponendo ragioni di legge e di forma che dovevano necessariamente essere rispettate poiché imposte dalla Chiesa stessa.
Renzo, da parte sua, sembrava cadere dalle nuvole e sorprendersi molto alle parole del curato, poiché, non solo non aveva mai sentito parlare di certe formalità, ma soprattutto perché percepiva la strana ostinazione del suo interlocutore a non voler effettivamente chiarire quali fossero le reali ragioni e i così grandi obblighi che avrebbero dovuto ritardare la breve cerimonia.
“Antequam matrimonium denunciet..” sentenziò Don Abbondio, volendo così difendere il suo strano e improvviso atteggiamento con la regola che “prima delle pubblicazioni” fosse necessario rispettare proprio tutti i passaggi previsti.
Durante la conversazione appaiono evidenti i due diversi atteggiamenti opposti da Don Abbondio e Renzo. Il primo, quasi timido piagnucolante, si appella alla “legge superiore”, alla volontà superiore per mascherare la paura delle le minacce ricevute dai due sgherri di Don Rodrigo, mentre il secondo, molto sorpreso, appare alterato e deluso in quanto convinto che tutte le pratiche necessarie fossero già state definite e concluse.
Ma l’amorevolezza e la grande gentilezza del curato riescono, tuttavia, a porre freno all’irruenza del giovane e a convincerlo della necessità di rispettare per filo e per segno anche le ultime formalità che erano improvvisamente venute a presentarsi.
Don Abbondio riuscì, così, a prender ancora tempo contrattando con Renzo per un periodo di attesa che, da due lunghe settimane iniziali, scese ad una settimana sola.
Renzo accettò, anche se di mala voglia e per nulla convinto della necessità dei nuovi obblighi burocratici, quindi lasciò l’abitazione di Don Abbondio con la solita reverenza, ma senza il classico inchino di rispetto che lo aveva sempre caratterizzato nel rapporto col curato.
L’incontro, quindi, si conclude con la decisione, presa a forza, di posticipare di una settimana le nozze per prendere tempo e cercare di trovare una soluzione alternativa capace di accontentare sia il minaccioso Don Rodrigo che i due poveri e ignari innamorati.
Ma naturalmente Renzo lasciò il luogo dell’incontro con l’agitazione e la rabbia di chi era stato costretto a rinunciare a qualcosa di tanto desiderato e atteso da lungo tempo.
appena uscito dall’abitazione di Don Abbondio è offuscato dai cattivi pensieri e dalla convinzione che sotto il ritardo al matrimonio opposto proprio dal curato ci sia qualcosa di ben più grave e segreto.
Allora decide di tornare indietro per approfondire il discorso, ma nei pressi dell’orto adiacente alla casa Perpetua, che è la donna che aiuta Don Abbondio nelle faccende domestiche, lo ferma per parlargli. Discutono, naturalmente del suo matrimonio con Lucia, e salta fuori il nome di Don Rodrigo: ma nelle intenzioni della donna c’era unicamente il fine di sollevare il povero curato da ogni responsabilità.
Renzo, allora, si fionda in casa dal curato dove, accecato dalla rabbia, compare adirato e con la mano sull’impugnatura del coltello che spunta dai suoi pantaloni.
Don Abbondio è spaventato da quella vista e chiama in aiuto proprio Perpetua che, entrando in casa, nega di aver confessato alcunché a Renzo e afferma che tanto a nulla sarebbe servito farlo.
Subito si Recò verso casa di Lucia per dare alla giovane e alla mamma, Agnese, la brutta notizia.
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