Insomma, il cugino del nostro temuto Rodrigo, Attilio, seppe molto ben guardare nell’animo del padre e capire che la sua reazione alla descrizione dell’incontro tra il nipote e padre Cristoforo avrebbe sicuramente prodotto risultati positivi.Ed infatti tra le cose che più irritavano ed interessavano il Conte zio c’erano proprio la viarie questioni che potevano venir a frapporsi tra esponenti della sua famiglia ed esponenti del clero con cui, nonostante preferisse avere rapporti amichevoli e confidenziali, aveva sempre comunque avuto relazioni abbastanza conflittuali.
Nella mente del Conte balenò l’idea di organizzare un incontro addirittura con il padre provinciale, ossia uno dei superiori più importanti del nostro padre Cristoforo.
L’occasione fu creata molto presto con la programmazione di un banchetto a cui il potente signore aveva invitato il suddetto padre provinciale, amici influenti e alcuni altri esponenti di spicco del suo casato: naturalmente tutto per impressionare ancora di più il religioso che, ricordiamo, era comunque un suo amico di lunga data. Il banchetto si svolse inizialmente tra convivialità e stupore dei presenti alla narrazione che il Conte faceva delle sue vicende con particolare predilezione per il suo viaggio in Spagna e la caccia al Toro che aveva svolto durante la sua permanenza.
Ma, naturalmente, l’interesse del Conte zio non era quello di intrattenere i suoi invitati durante il pranzo, bensì quello di conferire privatamente con l’amico padre provinciale.
E questo avvenne ad un certo punto della giornata dopo la fine del banchetto; i due si ritrovarono da soli in una stanza dove, al riparo da orecchie indiscrete, il padrone di casa poté affrontare a viso aperto e senza timori reverenziali il discorso che riguardava padre Cristoforo.
Il nostro povero e incolpevole francescano venne messo immediatamente al centro della discussione: il Conte cercava di darne al religioso li presente un’immagine distorta e ben lontana dalla realtà. Tutto nel tentativo di far passare l’idea che Cristoforo fosse un fomentatore troppo incline a stringere strani rapporti con il popolo e a tralasciare quelli che, invece, dovevano essere le sue principali occupazioni da uomo di Chiesa quale era.
Naturalmente il padre provinciale, che conosceva il francescano e soprattutto la buonissima opinione che tutti in paese e in convento avevano di lui, stentava a credere a quella descrizione e cercava di ribaltare la tesi che il suo caro amico Conte in quel momento stava cercando di sostenere.
Ma, come è facile prevedere, il signor Conte aveva dalla sua la conoscenza delle ultime vicende che avevano interessato il borgo di Pescarenico, Padre Cristoforo e che, soprattutto, lo vedevano legato a Renzo Tramaglino.
Fu, allora, proprio quando il nome di Cristoforo venne messo in relazione con quello di Renzo e con i gravi accadimento di Milano che la solida convinzione del padre provinciale venne minata dall’ombra del dubbio e dalla paura dello scandalo. Anche se un ottimo religioso, padre Cristoforo non avrebbe mai potuto rovinare l’immagine dei francescani nelle terre di Lecco e dintorni. E aggiungiamo che il Conte zio seppe affondare il colpo molto bene e con tanta sapienza che riuscì ad ottenere dal religioso suo amico l’allontanamento immediato di Cristoforo verso un convento di Rimini: la questione venne chiusa quando si parlò anche del fastidio, dell’ostacolo illegittimo che Cristoforo avrebbe posto davanti alle faccende private del nipote Rodrigo. Naturalmente l’amicizia che legava i due uomini aveva rapidamente superato il buon senso e la ragione a cui il padre provinciale aveva fatto affidamento fino a quel momento.
Ma non pensiate che questo divenir di cose a favore di Rodrigo finisca qui!
Bisogna aggiungere, infatti, che il signorotto provocatore e sbruffone aveva, contemporaneamente all’intervento in suo favore del Conte zio, pensato ad un’altra possibile soluzione. Ma questa volte il pensiero lo aveva portato a ragionare su come ottenere tutti i vantaggi da una possibile azione del tutto illegale. L’obiettivo di Rodrigo era quello di ottenere l’aiuto di un uomo tanto pericoloso e potente quanto misterioso di cui tutti, nel circondario e anche negli stati vicini, conoscevano la fama ma di cui ignoravano il nome e la vera identità. Ebbene, Rodrigo decide di andare da lui e chiedere il suo aiuto materiale.
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