Camminando nel buio della notte che era ormai scesa Renzo non aveva, come riferimento, che i rumori che il bosco produceva tutto in torno a se. Ma fortunatamente la ricerca del fiume Adda volse presto al termine: oltre il frusciare delle alte fronde degli alberi e lo scricchilare dei rami e delle foglie secche sotto i suoi piedi il giovane udì lo scorrere delle acque di quell’importante corso d’acqua. Si sentì improvvisamente sollevato da quel forte peso che lo aveva ottenebrato fino a quel momento: la preoccupazione svanì e la sicurezza di aver ritrovato la strada da seguire infuse nuovo coraggio e tranquillità nel suo animo.
Renzo si ricordò, improvvisamente, di aver da poco superato un capanno abbandonato che a stento aveva distinto in quella fioca luce notturna, quindi pensò bene di tornare sui suoi passi per il breve tragitto che lo separava da quello che aveva deciso sarebbe stato il suo riparo per la notte.
Raggiunto il piccolo capanno si accinse a sistemare il pagliericcio lasciatovi da qualche altro viandante e ne ricavò un giaciglio comodo abbastanza da trascorrere in pace quella notte.
Renzo dormì di un sonno ristoratore e al mattino seguente fu presto in piedi e in cammino per la sua strada. Il problema era attraversare il corso d’acqua e la ricerca di un ponte o di una zattera durò fino a quando non vide scendere lungo il fiume la barca di un pescatore.
La fortuna volle che l’uomo fosse disponibile a traghettarlo sull’altra sponda, così in breve tempo si ritrovò sula versante giusto, quello cioè in cui le terre facevano parte dello Stato di Venezia.
Da li il cammino per Bergamo fu decisamente più facile e tranquillo.
Renzo si fermò in una minuscola locanda dove volle smorzare la fame cha attanagliava il suo stomaco, quindi consumò una colazione ancora più frugale della cena che si era concessa la sera prima a Gorgonzola.
Ma se la tranquillità ritrovata rappresentava una novità rispetto all’agitazione e alla para di essere ritrovato dalle guardie del giorno prima, un elemento di continuità con la sua esperienza a Milano e nelle campagne che la circondavano era ancora la carestia.
Infatti, all’uscita di quella sperduta osteria, Renzo si imbattè in una famigliola di contadini ferma proprio per fare elemosina e tentare di trovare qualcosa da mangiare per una piccola creatura che la donna teneva disperatamente in grembo. Il giovane, che era uomo timorato di Dio e in fondo anche di animo generoso mise la mano nella tasca dei suoi pantaloni e ne trasse quei pochi spiccioli che gli erano rimasti. Erano pochi, tanto miseri che a mala pena se ne sarebbe potuto ricavare un pasto per una persona, ma lui li donò di cuore con l’intento di alleviare anche solo per un pò le pene per quei due genitori tanto afflitti per le condizione del loro figliolo.
Questo fu l’unico avvenimento degno di nota che accadde quella mattina durante il tragitto che Renzo percorse per raggiungere il cugino a Bergamo.
Quando raggiunse la città percorse le sue strade alla ricerca della bottega artigiana in cui Bortolo era impiegato come operaio e quando la trovò scoprì con grande piacere che il cugino lo accoglieva a braccia aperte e con grande piacere. Bortolo ora godeva di una certa considerazione all’interno della piccola azienda dove era diventato il fac-totum, ma nonostante la sua rilevanza le prospettive di lavoro per Renzo sembrarono non positive a causa soprattutto della carestia e della scarsità di commesse. Ma i due non si scoraggiarono: Bortolo offrì comunque tutto il suo appoggio mentre Renzo si accontentava di ricever ogni cosa gli venisse comunque offerta. Grazie a quell’incontro e alla conoscenza che Bortolo gli permise di fare del il titolare dell’azienda, il giovane potè rinfrancarsi e apprestarsi a vivere qualche momento di serenità prima della bufera che di li a poco si sarebbe scatenata ancora una volta.
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