La serata di Renzo è ormai giunta alla fine. Dopo essersi scolato un numero imprecisato di bicchieri di vino, dopo essere stato lasciato solo dalla sua guida sconosciuta e aver visto il locale svuotarsi era ormai rimasto solo con l’oste. Questo andava apprestandosi alla chiusura, per cui decise che era giunto il momento in cui il suo ospite reggiungesse la propria stanza. Renzo era decisamente ubriaco, per cui l’uomo capì rapidamente che non sarebbe mai riuscito a salire al piano superiore sulle sue gambe; fu lui ad aiutarlo sorreggendolo con tutta la forza e accompagnandolo passo dopo passo fin su in stanza dove lo accomodò sul letto. Ma il bello era accaduto durante il breve tragitto quando, approfittando di quello stato di semi incoscienza del giovane, il gestore della locanda aveva tentato di farsi comunicare nome e cognome da registrare in tribunale: ebbene, come riavutosi da quella specie di torpore, Renzo seppe questa vola resistere alle domande insistenti e mantenere la bocca chiusa. Il problema, però, era che l’oste non ci stava ad ospitare nella sua locanda un uomo di cui non sapeva l’identità. Così accomodatolo sul giaciglio, prese la strada del palazzo di giustizia per denunciare comunque la presenza di Renzo alle autorità.
La conseguenza di ciò fu che al mattino il nostro protagonista venne svegliato du un notaio accompagnato da due guardie che avevano avuto l’ordine di scortare l’ospite della locanda nelle carceri della città. Renzo, svegliatosi, rimase sopreso per poco poiché, sia grazie alle parole del notaio sia ai ricordi offuscati che iniziarnon ad affiorare nella sua mente, capì perché gli veniva fatta quella inaspettata richiesta.
Ben presto i quattro uomini furono giù in strada; Renzo camminava remissivo tra le due guardie mentre il notaio seguiva alle loro spalle. Ma il suo passaggio non sembrava passar inosservato a diverse persone che andava incontrando per la strada e che lo avevano memorizzato dal giorno prima. Il nostro promesso sposo allora fece l’unica cosa che gli rimaneva possibile fare, e cioè appellarsi proprio all’intervento di quei nuivi amici. Giocò d’arguzio e gli bastò nominare di nuovo le parole “pane e giustizia” per riaccendere il fuoco della protesta in quegli animi ancora per nulla sopiti.
La situazione mutò molto rapidamente e a favore proprio di Renzo: alle poche battute del giovane molte furono le risposte combattive delle persone che andavano seguendo la scena. Si formò presto un capannello di gente che in un primo momento prese a seguire il gruppetto dei quattro e poi, proprio quando il notaio ormai spaventato intimava l’alt, si fiondò su di esso attaccando soprattutto i due gendarmi.
Renzo aveva ottenuto ciò che sperava. Si ritrovò attorniato da un numero imprecisato di persone che dopo aver messo in fuga notaio e guardie gli stava favorendo la fuga.
E ,come possiamo immaginare, il giovane non si lasciò certo scappare l’occasione: via a gambe levate dapprima verso una direzione che non conosceva e poi, dopo essersi ritrovato nello stesso luogo in cui il giorno prima la folla tentò l’assalto al palazzo del vicario, seguendo la direzione per la porta Orientale e la campagna.
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