Abbiamo lasciato, quindi la descrizione della città e l’arrivo di Renzo che, molto incuriosito dalla confusione che sembra imperversare nelle vie, decide di dirigersi verso il centro. Naturalmente il giovane, giungendo da un altro luogo non è affatto a conoscenza di quanto sta accadendo e vedere alcune botteghe di fornaio devastate, il pane e la farina sparsi ovunque lo lasciano decisamente sorpreso. Inoltrandosi nelle vie seguendo il rumore e il vocio assordante che diventa più vicino, Renzo arriva presso un assembramento di decine e decine di persone.Erano tutti asserragliati davanti ad un palazzotto, ma il giovane non sapeva naturalmente il perché. Domandando ad alcune persone che si trovavano nelle retrovie, venne a sapere che quella era una rivolta nei confronti del vicario di Ferrer che stava sostituendo Fernandez da Cordova, il vero reggente della città. Il motivo era legato alla carestia e al prezzo altalenante del pane, di cui abbiamo già parlato, che aveva portato all’attacco dei forni e ora anche ad un tentativo di aggressione di Ferrer, appunto. Veniva contestato il suo modo di risolvere quella delicata questione e di affrontare tutto il problema della carenza di cibo nella città.
Renzo scoprì che era stato attaccato un forno famoso a Milano, quello chiamato delle Grucce, di cui era stato distrutto quasi tutto e rubato ciò che di sano era rimasto. Quindi iniziò a capire anche il motivo di quel pane sparso per la via che aveva percorso poco prima e di cui ne aveva raccolte alcune forme.
Insomma, la folla era asserragliata davanti all’ingresso dell’abitazione del vicario che, tappato dentro stava sfuggendo al’ira del popolo che, da quanto Renzo poteva capire, non avrebbe avuto alcun timore a togliergli la vita. Verso quelle porte e quelle finestre sbarrate partiva di tutto: oggetti, sassi, arnesi da fornaio, urla, minacce di morte e sputi, ma nessuna vi si affacciava.
Renzo, da parte sua, sembrava titubare davanti a quella dimostrazione di violenza che non voleva ancora accettare: e questo, naturalmente, perché contrario alla sua natura di uomo giusto e timorato da Dio.
La situazione venne improvvisamente risolta dall’arrivo di Ferrer, il reggente, che aprì la folla grazie alla sua vistosa carrozza: sceso tra la gente fu subito prodigo di parole di comprensione che seppero calmare gli animi agitati delle persone. Ferrer apparve subito per quello che era: un abile imbonitore. Renzo ne rimase affascinato e seguì il discorso e tutto il tentativo, peraltro riuscito, di salvare la vita al povero vicario; entrambi lasciarono il palazzotto a bordo della grande carrozza.
Partito il vicario il popolo si ritirò disperdendosi per le strade adiacenti in piccoli gruppi e il nostro protagonista ne seguì uno interessato ai discorsi che si stavano tenendo. Rimase in silenzio per poco poiché si parlava di qualcosa che lo colpiva nell’intimo proprio in relazione alla sua vicenda con Lucia a il curato: naturalmente l’argomento erano i soprusi che quei signorotti, ma spesso anche finti tali, erano capaci di fare ai danni della povera gente perché aiutati e coperti da uomini e personaggi forti provenienti dalle alte sfere.
Renzo non seppe tenere la bocca chiusa, anzi! Quella fu l’occasione per dar sfogo a tutta la rabbia che covava dentro dal momento in cui il povero Don Abbondio gli aveva negato il matrimonio con l’amata Lucia. Iniziò a conversare prima con due o tre uomini a lui vicini, ma poi alzato il tono della voce e soprattutto il valore e il significato delle sua frasi raccolse l’attenzione di tutta la gente che gli camminava attorno. Possiamo dire che tenne un suo personale comizio, e che il successo fu riconosciuto dagli applausi e dalle grida di acclamazione di molti degli uomini presenti che si complimentarono con lui.
Renzo proseguì in mezzo a quella gente parlando di giustizia con un tono serio e usando parole che tanto, in quel momento, trovavano riconoscimenti negli animi delle persone: rispetto, giustizia, uguaglianza tra la gente.
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