Gretrude, questo era il suo nome di battesimo, non era di certo nata per fare la suora, ma sin da bambina era stata messa a giocare con bambole vestite da religiose e abituata a sentirsi chiamare con nomi e appellativi propri dell’ambiente religioso. A sei anni entrò in quello stesso monastero, ma quando, un po’ più grandicella, confrontandosi con altre coetanee capì che il suo destino era legato a quel posto, fece di tutto per ribellarsi. Naturalmente, nel caso di Gertrude, avevano preso il sopravvento la volontà del padre e gli accordi tra questo e la badessa. Viene descritta la lettera con cui la giovane tenterà fino all’ultimo di far comprendere al padre come la sua volontà si molto lontana dal voler vivere in convento, come si senta molto legata alla famiglia e alle cose terrene; ma la sua supplica non otterrà i risultati tanto sperati.Così, dopo esser stata sottoposta ad un'autentica tortura psicologica, Gertrude avverte che per lei non c'è posto tra la famiglia ne palazzo: disperata e contro la sua volontà esprimerà il definitvo proposito di tornare in convento, cosa che sarà accolta con grande entusiasmo dalla famiglia. Con estrema rapidità si sfrutta il momento. Portata in convento fa domanda di essere definitivamente accolta nel monastero.
C'è una prova da superare: Gertrude deve sostenere un esame con il padre guardiano che deve stabilire che la decisione è autenticamente spontanea e libera e non condizionata da pressioni esterne. Gertrude non ha il coraggio di dire la verità e tra grandi festeggiamenti si trova suora per sempre. Vittima del sopruso, della frode, del ricatto, come non seppe perdonare, così non seppe cercare nella fede le grandi consolazioni che si concedono a tutti gli infelici. Continuò a rammaricarsi con se stessa, ad avvertire le suore come strumenti dell'inganno, a vedere dappertutto una realtà sociale da cui era esclusa e che l'esclusione contribuiva a rendere gradevole, anzi veramente felice.
La sua vita di suora conosce l'altalena delle passività e delle ribellioni, l'insoddisfazione e la ricerca di una persona a cui appoggiarsi e in cui trovare fiducia, ma la vita del chiostro non allontana però la giovane dalle passioni terrene: i suoi primi anni in monastero sono dunque segnati dall'odio verso le altre suore e da improvvisi cambiamenti d'umore. Non certo le dava se non provvisorie consolazioni il sapersi di grande famiglia, come anche i privilegi di cui godeva nel convento. La sua vita mutò radicalmente, quando cedendo alle pressioni e alla corte di un giovane scellerato, Egidio, che abitava accanto al convento, si lasciò da lui sedurre divenendone l'amante. Per un po' una sorta dì gioia le diede l'illusione di aver trovato ciò che cercava.
A volte però cadeva in stati d'animo di prostrazione e di abbattimento. Ma scivolò via dal peccato al delitto. Un giorno una suora conversa minacciò di rivelare ai superiori la tresca amorosa: poco dopo scomparve. Era stata uccisa da Egidio e sepolta vicino al convento. È passato un anno dopo questi fatti, quando Lucia bussa alla porta del convento, si raccomanda alla generosità della suora cui era dato il titolo distintivo di "signora" e viene accolta nel monastero.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


