La versione teatrale de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
Ecco la prima trasposizione teatrale de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Si tratta di una rappresentazione diretta da Amilcare Ponchielli non perfettamente combaciante con la versione romanzata. Ma rappresenta sempre la prima volta de I Promessi Sposi a teatro.
Amilcare Ponchielli fu il secondo compositore italiano, dopo Giuseppe Verdi, della seconda metà dell’800 e I Promessi Sposi è la sua seconda opera teatrale che venne rappresentata al Teatro Concordia di Cremona nel 1856.
Ma bisogna specificare come, prima di ottenere un successo degno di uno spettacolo ispirato al grande romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi teatro dovette attendere il 1872 e le modifiche di copione apportate da Emilio Verme.
La versione de I Promessi Sposi Teatro aggiornata andò in scena al Teatro Dal Verme di Milano.
Particolari mancanti
Nonostante il successo che la trasposizione teatrale de I Promessi Sposi ottenne, bisogna sapere come la corrispondenza con la versione arginale romanzata non fosse perfetta.
Infatti, vi sono dei particolari molto importanti tralasciati, come i personaggi di Don Abbondio e Perpetua addirittura non previsti.
La trama nei quattro atti
I° Atto. Ci troviamo subito casa di Lucia dove Agnese e le donne svolgono i preparativi per la festa. Ma all’improvviso entra Renzo che, appena tornato da Don Abbondio, manifesta tutta la sua ira per la scoperta appena fatta che riguarda il rinvio della celebrazione.
Il giovane ha scoperto che Don Rodrigo ha imposto al parroco di non celebrare le nozze dei due giovani. Renzo ski confronta con Lucia che ricorda e descrive il suo incontro con il signorotto avvenuto pochi giorni prima. Renzo giura di vendicarsi nei confronti di Don Rodrigo.
Nel frattempo, proprio nel palazzotto di quest'ultimo l’uomo riceve Fra Cristoforo: durante l’incontro scongiura il padrone di casa di liberare don Abbondio da quella costrizione e di rendere la piena libertà ai due giovani promessi sposi.
Ma al rifiuto sprezzante del signorotto, Fra Cristoforo esce maledicendolo.
II° Atto. E’ di scena Don Rodrigo che ordina ai bravi il rapimento di Lucia.
Ma nel frattempo i promessi sposi insieme all'amico Tonio, su consiglio di Agnese, tentano il matrimonio a sorpresa nei confronti di Don Abbondio.
Ma non appena entrati in casa del curato, fa la sua comparsa Cristoforo che, scoperto dal servo di Don Rodrigo il piano di quest’ultimo, prega affinché Renzo e Lucia si salvino (Al tuo trono, Signor). Escono Renzo e Lucia, correndo: il piano non è andato a buon fine. I bravi fuggono spaventati dal suono delle campane, e fra Cristoforo propone a Renzo di andare a Milano e a Lucia di andare a Monza, nel monastero, per essere al sicuro
III° Atto. Qui troviamo Lucia a Monza già messasi al riparo nel convento della madre Superiora (Gertrude). La donna, però, venuta a conoscenza del piano dell'Innominato che ha previsto il rapimento della giovane, esprime la sua impotenza. Lucia, quindi, viene rapita
e condotta prigioniera nel castello dell'Innominato. A questo punto viene rappresentato il momento del “voto” alla Madonna, e l’incontro con l’Innominato che vive l’inizio della sua conversione.
Successivamente entrano l'Innominato accompagnato dal cardinale Federigo: in questo momento l'Innominato si pente e decide di liberare Lucia.
IV° Atto. Durante dei festeggiamenti insieme a dei suoi amici, Don Rodrigo viene contagiato mortalmente dalla peste. Nel lazzaretto, Renzo vaga alla ricerca di Lucia quando, finalmente, la trova. I due innamorati si ritrovano ma il voto di Lucia impedisce il matrimonio. Ecco, quindi, che ricompare Fra Cristoforo che scioglie il voto, benedice la coppia, e spiana ad essa la strada per il lieto fine.
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