All’interno della storia narrata dal Manzoni, donna Prassede copre un ruolo decisamente secondario. Ma nonostante ciò è assolutamente interessante scoprire la costruzione del personaggio fatta proprio dall’autore del Romanzo.
Donna Prassede viene presentata come una donna dall’innata propensione a far del bene, ad alleviare le sofferenze della povera gente.
Basterebbe questa brevissima presentazione per indurre a pensare a questo personaggio come ad un irreprensibile esponente della schiera delle figure nettamente positive che popolano la vicenda narrata da Alessandro Manzoni.
Ma in questo caso non è propriamente tutto oro quello che luccica.
Lo stesso autore, infatti, continuando nella presentazione della donna spiega come per fare del bene alla gente sia necessario possedere uno spirito del tutto aperto a Dio, alla carità cristiana e ad una assoluta propensione a diffondere amore verso gli altri.
Ma tutto questo non sembra esserci veramente ed emergere dall’operato di donna Prassede.
Cosa nasconde, allora, questo personaggio?
Stiamo parlando, per capirci, di una dama esponente delle alte sfere milanesi del seicento molto conosciuta, effettivamente, per la sua costante volontà ad accogliere e assistere persone bisognose.
Nel momento in cui la donna incontra Agnese e Lucia, quest’ultima ha certamente bisogno di lasciarsi alle spalle tutto quento le è accaduto, per cui accetta abbastanza volentieri l’aiuto che Prassede le sta offrendo.
Ma dietro questa offerta di aiuto apparentemente disinteressata, si nasconde una curiosità altrettanto innata che la dama ha per i casi clamorosi e famosi quale era divenuto, appunto, quello di Renzo e Lucia.
Alessandro Manzoni, comunque, non si trattiene dal descrivere più apertamente la donna e il suo stile di vita: donna Prassede, quindi, lascia ben presto emergere il suo vero carattere di bigotta forzatamente orientata alla religione e alla dottrina cristiana che ha abbracciato la causa dei più deboli solo per noia e una falsa devozione.
Quando Lucia giunge al suo cospetto la dama le parla e le domanda della vicenda con un fare altezzoso e superiore tentando, a tratti, di correggere il suo atteggiamento con false espressioni di umiltà e spiritualità. E questo perché, in fondo, donna Prassede è solo interessata al pettegolezzo e a scoprire se dietro le tante voci che si erano diffuse c’era davvero la Lucia innocente e santa che le era stata descritta. Prassede aveva ricevuto di Renzo le notizie peggiori che si erano diffuse dopo i disordini di Milano, quindi dubitava fortemente dell’innocenza dei due promessi sposi e del viso pulito e puro della giovane. Tutta la vicenda, pensava, doveva essere una punizione divina per i gravi peccati commessi.
Da questa premessa si arriverà, successivamente, ad una pesante permanenza della giovane Lucia presso l’abitazione della dama e del marito Don Ferrante.
Il filo conduttore del rapporto tra Pressede e Lucia è rappresentato dal costante e pressante tentativo di conversione, che la prima cerca di attuare nei confronti della seconda, secondo delle tecniche che hanno le modalità della violenza psicologica.
Renzo è l’obiettivo delle prediche, ma il continuo nominarlo peggiorano la situazione dei sentimenti di Lucia che, nonostante il voto e la promessa di dimenticarlo, non riesce a sopire le emozioni e l’amore al ricordo di lui.
Insomma, Donna Prassede non è quella santa che smbrava poter essere all’inizio. E questo lo sa bene anche suo marito Don Ferrante che tanto bene è riuscito a raggiungere un punto di equilibrio per evitare discussioni e intromissioni nei compiti che la moglie assolve in casa e verso i suoi protetti .
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