Don Ferrante è il marito di donna Prassede e il suo personaggio al’interno della storia è legato, ma messo un po’ in ombra, dalla stessa figura della moglie. Alcuni elementi che lo cratterizzano sono, però, asolutamente unici nella narrazione, quindi degni di essere evidenziati e conosciuti.
Da un punto di vista caratteriale Don Ferrante appare come un uomo mite, molto legato alla letteratura e fortemente incapace di scendere in lite e in contrasto con alcuno.
Ed infatti, come ci dice lo stesso Manzoni, quest’uomo di battaglia ne ha combattuta solo una e si tratta di quella contro la moglie, donna Prassede appunto.
L’esito della guerra domestica non è stato positivo o negativo per nessuno dei due contendenti poiché il risultato raggiunto fu un armistizio da cui moglie e marito uscirono con il riconoscimento di compiti e responsabilità distinti e differenti: donna Prassede vide riconosciuto il suo petere decisionale su tutte le faccende domestiche, mentre Don Ferrante, che mai sisarebbe posto a servo della moglie, ottenne tutto il tempo e la libertà per poter dedicarsi ai suoi studi e ai suoi libri.
Ed è proprio dal punto di vista letterario e culturale che Alessandro Manzoni pone l’accento nella descrizione di questa figura: in fatto di conoscenza e preparazione letteraria e politica probabilmente solo il Cardinale Borromeo poteva vantare un preparazione e una conoscenza maggiori.
L’uomo poteva essere interrogato su tutto quello che riguardava la politica contemporanea, le ultime opere letterarie e le ultime vicende di attualità: sapeva sempre come e cosa rispondere perché era effettivamente molto informato. Amava molto studiare.
D’altronde suo grande orgoglio era la grande biblioteca in cui passava ore e ore nello studio di opere antiche e moderne.
Ma altro elemento che caratterizzava la figura di Don Ferrante era anche una certa dose di stravaganza che lo portava, spesso, a dare interpretazioni fantasiose della scienza e delle opere di cui si cimentava nello studio.
Molto interessante è certamente il suo intervento volto a dare una spiegazione dell’epidemia di peste che si era scatenata in tutto il milanese: essendo estimatore di Aristotele, per dimostrare l’inesistenza della peste, Don Ferrnate ne riprende le teorie. Cosi si affanna a dimostrare come, essendo il contagio né una cosa materiale e né una cosa accidentale, di fatto non poteva esistere. Ferrante adottò il metodo deduttivo e partì da alcuni principi assunti come indiscutibili (il metodo sarà del tutto superato dalla scienza moderna) per sostenere la sua teoria anche se, a chi domandava spiegazioni circa i bubboni e le tantissime persone che perdevano la vita, l’uomo sosteneva che la colpa era degli astri e del loro influsso negativo sulla vita degli uomini.
Peccato , però, che anche lo stesso Don Ferrante morirà proprio a causa della grave epidemia.
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