Per comprendere bene “I Promessi Sposi” è importante capire bene anche da quale contesto culturale essa sia stata estrapolata, da quali basi l’opera stessa sia sorta. Per far ciò diventa essenziale conoscere proprio la vita di Alessandro Manzoni.
I Genitori di Alessandro.
Alessandro Manzoni fu figlio di due persone molto differenti tra loro dal punto di vista caratteriale.
Il papà, Don Pietro Manzoni, era appartenente ad una famiglia della cosiddetta “nobiltà contadina” legata alla zona della Valsassina. Nel momento in cui l’uomo sposò la madre di Alessandro, la diciannovenne Giulia Beccaria, questo aveva già da un po’ superato i quarant’anni.
Inoltre, ad una differenza d’età che per niente passava inosservata, veniva ad aggiungersi anche una mentalità che l’uomo aveva forgiato secondo canoni che potremmo definire già antichi per quei tempi.
Insomma, ci troviamo di fronte ad una coppia ben assortita.
La giovane Giulia Beccaria, dal canto suo, proveniva da una famiglia molto nota: era, infatti, figlia del famoso Cesare Beccaria di cui si conosceva già l’opera letteraria “Dei delitti e delle Pene.”
Parlando di una persona giovane una parola è necessario spenderla anche per l’educazione riservatale dalla famiglia: è da segnalare come la preparazione che Giulia aveva acquisito fu legata alla sua permanenza per sette anni in un collegio dove aveva vissuto lontano dai genitori e soprattutto dalla matrigna che mai le aveva dato segni importanti di affetto e sentimento.
Un particolare che deve essere, poi , tenuto in considerazione circa la fama dei genitori di Alessandro Manzoni, sono le voci molto diffuse che riguardavano la relazione prematrimoniale che la stessa Giulia aveva avuto con Giovanni Verri: se con il matrimonio la cosa era stata tenuta taciuta, dopo la nascita di Alessandro nessuno poté impedire che i pettegolezzi riaffiorassero nella società.
Fanciullezza e studi
Nessuna nota piacevole c’è da spendere, purtroppo, sulla prima infanzia di Alessandro. La vita di Alessandro Manzoni, infatti, inizia subito ad essere caratterizzata dallo squallore e dal grigiore dei collegi in cui, appena dopo i sei anni, il bambino venne mandato.
La ragione di questo destina era naturalmente legato all’assoluta mancanza di volontà a trattenerlo in casa da parte dei due snaturati genitori.
I primi collegi visitati dal piccolo Manzoni furono quelli di Merate e Lugano a cui seguirono quelli di Castellano de’Barri e Milano:in tutti questi l’educazione impartitagli fu, ovviamente, molto legata alla dottrina religiosa e ad una impostazione classica.
L’aspetto positivo, comunque, fu che tra i maestri che il piccolo ebbe, ce ne furono alcuni decisamente dotti e molto preparati: ricordiamo Francesco Soave, filosofo, economista, matematico e poeta.
I metodi educativi del tempo era fatti di modi spicci, duri e spesso violenti, ma Alessandro seppe uscirne bene grazie ad una personalità che la stessa rozzezza degli ambienti aveva saputo formare e forgiare lentamente.
La giovinezza
Quando nel 1800 la vita di Alessandro Manzoni vide il ritorno nella casa paterna, le cose erano cambiate a seguito della partenza della madre che, lasciato il vecchio marito, si era trasferita a Parigi al seguito di Pietro Imbonati.
Naturalmente al rientro a casa il giovane Alessandro trovò una educatrice, in particolare una zia monaca acida e lamentosa che rimpiangeva la vita in convento. A completamento del quadro segnaliamo anche la vecchiaia del padre che ora più che mai si rese davvero assente rispetto alle vicende che andavano interessando la vita di Alessandro.
In questa particolare fase della sua vita, quindi, tutto quello che trasse a proprio favore, le esperienze, gli insegnamenti, i consigli di vita, gli giunsero dalla vita diretta spesa a contatto con la gente, con anche i bassi fondi della società e alcuni esponenti della frenetica situazione politica che in quegli anni andava caratterizzando alcune zone e stati della penisola italiana: ricordiamo, ad esempio, l’esule napoletano Francesco Lomonaco. Inoltre segnaliamo anche una inaspettata passione per il gioco d’azzardo scoppiata, nonostante l’educazione rigida ricevuta, tra gli interessi del giovane Manzoni. Una pratica che, fortunatamente, terminò presto di occupare il suo tempo libero.
I primi versi
La prima opera pubblicata dal Manzoni è del 1801 e nacque sotto l’influsso dell’esule Lomonaco e dell’amico Vincenzo Monti: Alessandro aveva 16 anni e il titolo dell’opera è “Il Trionfo della Libertà”. Nel 1802, invece, pubblicherà un sonetto chiamato Autoritratto, e negli anni seguenti una serie di Sermoni secondo quella che era una moda dell’epoca
Viaggio a Parigi
Un anno molto significativo nella vita di Alessandro Manzoni è il 1805 quando il giovane riceve un invito dalla madre a raggiungerla a Parigi. Qui muore Carlo Imbonati di cui Alessandro aveva da sempre avuto stima e ricevuto ottime considerazione da parte dell’amico Monti.
Il soggiorno nella capitale francese, che all’epoca era anche la capitale culturale d’Europa, rappresenta per il giovane Manzoni un evento fondamentale dal punto di vista della sua crescita letteraria: ricordiamo, infatti, la conoscenza fatta del famoso Flauriel che lo illuminò sulla metrica e la lingua italiana. La sua permanenza a Parigi si prolungò fino a tutto il 1810, salvo alcuni rapidi rientri a Milano.
Enrichetta Blondel
Si tratta di una giovane conosciuta proprio a Milano da Alessandro: appartenente ad una famiglia svizzera ne nobile, ne cattolica poiché appartenente alla religione calvinista, fu la sua prima moglie.
Il matrimonio venne celebrato il 6 Febbraio del 1808 con rito civile e nel dicembre dello stesso anno nacque una figlia, giulietta, che venne alla luce a Parigi.
Il matrimonio tra i due durò più di vent’anni e venne interrotto, purtroppo, dalla morte della stessa Enrichetta che avvenne nel 1833. Il Manzoni venne colpito profondamente dall’evento poiché aveva tanto amato la giovane moglie che lo aveva lasciato all’età di soli 42 anni.
Il secondo matrimonio
La morte della moglie portò nuovamente a galla nel cuore di Alessandro la sofferenza per la solitudine che tanto lo aveva attanagliato durante l’infanzia e la prima giovinezza. Così, non sapendo come resistere alla nuova condizione di scapolo presto cedette alle richieste della madre che spingeva verso un nuovo matrimonio con la vedova diciassettenne del nobile Decio Stampa: si trattava di Teresa Borri. Il matrimonio venne celebrato nel Gennaio del 1837 e fu l’evento che, grazie ad una nuova serenità, spinse Manzoni a terminare proprio la stesura de I Promessi Sposi che avvenne nel 1840.
Senatore
Dopo aver seguito i moti popolari che tanto lo appassionarono nel 1848, due anni più tardi accettò l’invito del Re Vittorio Emanuele II a diventare senatore: fu un onore per lui entrare a far parte del senato del Regno d’Italia.
La Morte
A 83 anni, Alessandro Manzoni morì nel 1873 dopo aver continuato a scrivere e a produrre opere fino a pochi anni prima quando la decadenza fisica ne aveva indebolito troppo anche la volontà. Ai funerali, grandiosi quasi come quelli di un sovrano, partecipò tutta la società Milanese e molto esponenti della letteratura internazionale che volle, in quell’ultimo incontro, dare la definitiva consacrazione alla grandezza dell’autore milanese.
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